due genitori che si danno le spalle un bambino e una casa al centro
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A chi va la casa in caso di separazione? Regole, figli e proprietà

In caso di separazione, la casa non viene assegnata automaticamente al proprietario, alla madre o al genitore economicamente più debole. Il criterio principale è la tutela dei figli e della loro stabilità abitativa.

Di [email protected] · 25/07/2026 · 9 visualizzazioni

A chi va la casa in caso di separazione?

Quando una coppia si separa, una delle questioni più delicate riguarda la casa nella quale la famiglia ha vissuto.

Chi può continuare ad abitarla? Il proprietario? Il genitore con il reddito più basso? Il genitore presso il quale vivono i figli?

Per comprendere la risposta bisogna distinguere due aspetti:

  • la proprietà dell’immobile;
  • l’assegnazione della casa familiare.

La proprietà stabilisce a chi appartiene la casa. L’assegnazione stabilisce invece chi può continuare ad abitarla dopo la separazione.

Quando ci sono figli, viene prima il loro interesse

L’articolo 337-sexies del Codice civile stabilisce che il godimento della casa familiare deve essere attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Il giudice considera inoltre la proprietà dell’immobile quando regola complessivamente i rapporti economici tra i genitori.

Lo scopo dell’assegnazione è permettere ai figli di mantenere, quando possibile, il proprio ambiente abituale:

  • la casa nella quale sono cresciuti;
  • la scuola;
  • le amicizie;
  • le abitudini quotidiane;
  • i riferimenti familiari.

La casa viene quindi normalmente assegnata al genitore presso il quale i figli vivono prevalentemente, anche quando l’affidamento è condiviso.

La casa va sempre alla madre?

No.

La legge non stabilisce che la casa debba essere assegnata automaticamente alla madre. Il criterio non dipende dal sesso del genitore, ma dall’interesse concreto dei figli.

Se i figli vivono prevalentemente con il padre e questa soluzione tutela maggiormente la loro stabilità, la casa può essere assegnata al padre.

L’affidamento condiviso, inoltre, non significa necessariamente che i figli trascorrano esattamente lo stesso numero di giorni presso ciascun genitore.

Che cosa succede se la casa appartiene a un solo genitore?

Il proprietario rimane proprietario.

Se, per esempio, la casa appartiene al padre ma i figli continuano a vivere stabilmente con la madre, il giudice può assegnare alla madre il diritto di abitarvi insieme ai figli.

Questo non significa che la madre diventi proprietaria dell’immobile. L’assegnazione attribuisce un diritto di godimento collegato alle esigenze dei figli, mentre la proprietà resta invariata. L’articolo 337-sexies prevede infatti che il titolo di proprietà venga considerato nella regolazione dei rapporti economici, ma non impedisce l’assegnazione all’altro genitore.

La stessa regola vale a parti invertite.

E se la casa è intestata a entrambi?

Se la casa è cointestata, la separazione non elimina automaticamente la comproprietà.

L’assegnazione stabilisce chi può continuare ad abitare nell’immobile, ma entrambi restano proprietari delle rispettive quote.

Successivamente i genitori possono:

  • mantenere la comproprietà;
  • vendere l’immobile;
  • concordare che uno acquisti la quota dell’altro;
  • chiedere la divisione della proprietà.

L’eventuale assegnazione della casa ai figli e al genitore convivente deve però essere considerata separatamente dalla proprietà.

Che cosa accade quando non ci sono figli?

Quando non ci sono figli minorenni o figli maggiorenni non economicamente autosufficienti conviventi, viene meno la principale funzione dell’assegnazione della casa familiare.

In linea generale, la casa non viene assegnata al coniuge economicamente più debole soltanto perché dispone di un reddito inferiore.

In questo caso assumono maggiore importanza:

  • la proprietà dell’immobile;
  • il contratto di locazione;
  • gli accordi tra le parti;
  • gli altri eventuali rapporti economici tra i coniugi.

La Corte costituzionale ha ribadito che l’assegnazione della casa familiare è strettamente collegata alla tutela della prole.

La regola vale anche per i genitori non sposati?

Sì.

Le disposizioni contenute negli articoli 337-bis e seguenti del Codice civile disciplinano i rapporti con i figli anche quando i genitori non sono sposati.

Anche in caso di cessazione della convivenza, il giudice può quindi regolare:

  • la residenza abituale dei figli;
  • i tempi di permanenza presso ogni genitore;
  • il mantenimento;
  • l’assegnazione della casa familiare.

Il criterio centrale resta l’interesse dei figli.

Una nuova convivenza fa perdere automaticamente la casa?

Non necessariamente.

Il Codice civile indica la nuova convivenza o il nuovo matrimonio tra le circostanze che possono incidere sul diritto di godimento della casa.

La Corte costituzionale ha però chiarito che la revoca non può essere automatica quando nella casa vivono ancora figli da tutelare. Il giudice deve verificare se la perdita dell’abitazione sia compatibile con il loro interesse.

La nuova relazione del genitore assegnatario può quindi essere valutata, ma non determina da sola l’immediata perdita della casa.

Quando termina l’assegnazione?

Il diritto di abitare nella casa può essere riesaminato quando cambiano le condizioni familiari.

Può accadere, per esempio, quando:

  • il genitore assegnatario non vive più stabilmente nella casa;
  • i figli si trasferiscono definitivamente altrove;
  • i figli maggiorenni diventano economicamente autonomi;
  • viene meno la convivenza stabile tra i figli e il genitore assegnatario;
  • intervengono nuove circostanze rilevanti.

Le disposizioni relative ai figli possono essere modificate quando sopravvengono fatti nuovi.

La cessazione non dovrebbe però essere decisa unilateralmente dal proprietario. In caso di disaccordo, occorre chiedere al giudice la modifica o la revoca del provvedimento.

La casa può essere venduta?

L’assegnazione e la revoca della casa familiare possono essere trascritte nei registri immobiliari e risultare opponibili anche a eventuali acquirenti.

Vendere una casa assegnata non significa quindi necessariamente liberarla dal diritto di abitazione del genitore e dei figli.

Prima di una vendita è opportuno verificare:

  • il contenuto del provvedimento;
  • l’eventuale trascrizione;
  • la presenza di figli conviventi;
  • le conseguenze per l’acquirente.

I genitori possono trovare un accordo?

Sì.

I genitori possono stabilire consensualmente chi continuerà a vivere nella casa e come saranno gestiti i relativi costi.

Un accordo chiaro dovrebbe indicare:

  • chi abiterà nell’immobile;
  • chi pagherà il mutuo;
  • come saranno ripartite le spese condominiali;
  • chi sosterrà manutenzione e utenze;
  • che cosa accadrà in caso di vendita;
  • quando l’accordo potrà essere riesaminato.

Quando sono presenti figli minorenni, l’accordo deve comunque rispettare il loro interesse.

In conclusione

La casa familiare non va automaticamente alla madre, al proprietario o al genitore con il reddito più basso.

La regola fondamentale è:

La proprietà stabilisce a chi appartiene la casa. L’assegnazione stabilisce chi può continuare ad abitarla nell’interesse dei figli.

Ogni situazione deve essere valutata considerando la presenza dei figli, la loro residenza abituale, la proprietà dell’immobile e gli accordi o provvedimenti già esistenti.

CoParentManager aiuta a conservare in un unico spazio accordi, documenti, spese, scadenze e comunicazioni relative alla gestione familiare.

Avvertenza

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce la consulenza di un avvocato. Ogni situazione familiare presenta caratteristiche differenti e deve essere valutata sulla base dei documenti e dei provvedimenti applicabili.


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