Bambino al centro tra le abitazioni separate della madre e del padre, con simboli dei suoi diritti all’affetto, all’ascolto e alla continuità e dei doveri di rispetto e collaborazione.
Benessere dei figli

Diritti e doveri dei figli con genitori separati o divorziati

Quando i genitori si separano o divorziano, il figlio conserva diritti fondamentali, ma ha anche alcuni doveri proporzionati alla sua età e alle sue possibilità. Vediamo quali sono e quali responsabilità, invece, restano sempre a carico degli adulti.

Di [email protected] · 01/08/2026 · 7 visualizzazioni

Quali diritti e doveri ha un figlio quando i genitori sono separati o divorziati?

Quando i genitori si separano o divorziano, cambia l’organizzazione della famiglia, ma non cambia il rapporto di filiazione.

Il figlio continua ad avere diritto alla presenza, alla cura e al sostegno di ciascun genitore. Allo stesso tempo, conserva alcuni doveri verso la propria famiglia, proporzionati alla sua età, alle sue capacità e alla sua situazione economica.

Diritti e doveri, però, non sono sullo stesso piano: i genitori rimangono gli adulti responsabili delle decisioni e della protezione del figlio. Il minore non deve diventare arbitro, messaggero o sostegno emotivo della coppia che si è separata.

La separazione riguarda la coppia, non il rapporto con il figlio

Due persone possono smettere di amarsi, non vivere più insieme e decidere di porre fine al loro matrimonio o alla loro relazione.

Questo non significa che smettano di essere genitori.

Il figlio minore ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascun genitore, a ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e a conservare rapporti significativi con i nonni e con i parenti di ciascun ramo familiare. Le decisioni del giudice devono essere adottate considerando prioritariamente il suo interesse morale e materiale.

La legge non impone che i genitori tornino a vivere o a trascorrere il tempo insieme. Tutela, invece, la possibilità per il figlio di mantenere una relazione con ciascuno di loro, secondo modalità compatibili con la sua sicurezza e il suo benessere.

Il diritto a essere mantenuto, educato e assistito

Il figlio ha diritto a essere:

  • mantenuto;
  • educato;
  • istruito;
  • assistito moralmente.

Questi doveri devono essere adempiuti rispettando le sue capacità, le sue inclinazioni naturali e le sue aspirazioni.

Il mantenimento non comprende soltanto il cibo o l’abitazione. Riguarda più ampiamente le necessità della crescita, come:

  • istruzione e materiale scolastico;
  • cure sanitarie;
  • abbigliamento;
  • attività sportive e formative;
  • trasporti;
  • vita sociale adeguata all’età;
  • esigenze abitative;
  • assistenza e sostegno quotidiano.

La separazione non elimina questi obblighi. Entrambi i genitori devono continuare a contribuire secondo le proprie possibilità economiche e secondo quanto stabilito dagli accordi o dal provvedimento del giudice.

Il diritto a mantenere un rapporto con ciascun genitore

Il tempo trascorso con un genitore non dovrebbe essere considerato una concessione fatta dall’altro.

È innanzitutto uno degli strumenti attraverso cui il figlio può mantenere una relazione equilibrata e continuativa con ciascun genitore.

Questo rapporto può comprendere:

  • giorni di permanenza;
  • fine settimana;
  • vacanze e festività;
  • accompagnamento a scuola;
  • partecipazione alle attività sportive;
  • momenti della vita quotidiana;
  • telefonate e videochiamate;
  • presenza durante malattie o difficoltà;
  • partecipazione alle decisioni importanti.

Non esiste, però, una regola secondo cui il figlio debba trascorrere automaticamente metà del tempo presso ciascuna abitazione.

L’organizzazione deve tenere conto della sua età, degli orari scolastici, della distanza tra le case, delle esigenze personali e della capacità concreta dei genitori di occuparsene.

Il diritto al tempo di qualità

La legge non utilizza una formula matematica per definire il “tempo di qualità”.

Un rapporto genitoriale non dipende soltanto dal numero di ore trascorse insieme. Conta anche il modo in cui il genitore partecipa alla vita del figlio.

Tempo di qualità può significare:

  • ascoltarlo senza giudicarlo;
  • aiutarlo nei compiti;
  • rispettare le sue abitudini;
  • condividere momenti ordinari;
  • accompagnarlo nelle attività;
  • conoscere i suoi interessi;
  • essere presente quando ha bisogno;
  • offrirgli regole coerenti e sicurezza;
  • evitare di interrogarlo sulla vita dell’altro genitore.

Anche preparare la cena, accompagnarlo a scuola o occuparsi di lui quando è malato può avere più valore di un’attività eccezionale organizzata soltanto per impressionarlo.

Il diritto a non essere coinvolto nel conflitto

Il figlio non dovrebbe essere utilizzato per:

  • trasmettere messaggi;
  • consegnare denaro o ricevute;
  • controllare l’altro genitore;
  • raccogliere informazioni sull’altra abitazione;
  • riferire discussioni;
  • scegliere quale genitore abbia ragione;
  • prendere posizione nelle questioni economiche;
  • giustificare il comportamento degli adulti.

Frasi come «dillo a tua madre», «chiedi a tuo padre perché non paga» oppure «scegli con chi vuoi stare» possono trasferire sul figlio un peso che non gli appartiene.

La separazione deve essere gestita dagli adulti. Il figlio può essere ascoltato, ma non deve diventare il responsabile della decisione.

Il diritto a essere ascoltato

Il minore che ha compiuto dodici anni ha diritto a essere ascoltato nelle questioni e nei procedimenti che lo riguardano.

Può essere ascoltato anche prima dei dodici anni quando è capace di discernimento, cioè quando possiede una maturità sufficiente per comprendere la situazione ed esprimere consapevolmente il proprio pensiero.

Essere ascoltato non significa che il figlio decida da solo:

  • con quale genitore vivere;
  • quanti giorni trascorrere in ciascuna casa;
  • se rispettare o meno il provvedimento;
  • quali somme devono essere pagate;
  • come devono essere ripartite le spese.

La sua opinione deve essere considerata, ma la decisione finale deve proteggere il suo interesse.

Il diritto a mantenere rapporti con i parenti

Il figlio ha diritto a mantenere rapporti significativi anche con:

  • nonni;
  • fratelli e sorelle;
  • zii;
  • cugini;
  • altri parenti importanti nella sua vita.

La separazione dei genitori non dovrebbe comportare automaticamente la perdita dei legami con una parte della famiglia. L’articolo 337-ter tutela espressamente i rapporti con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Naturalmente, ogni rapporto deve essere compatibile con la serenità e la sicurezza del minore.

Il figlio ha anche dei doveri?

Sì, ma bisogna distinguerli chiaramente dalle responsabilità degli adulti.

L’articolo 315-bis del Codice civile stabilisce che il figlio:

  1. deve rispettare i genitori;
  2. deve contribuire al mantenimento della famiglia, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, finché convive con essa.

Questi doveri non autorizzano i genitori a trasferire sul figlio le conseguenze economiche o emotive della separazione.

Che cosa significa rispettare i genitori?

Il rispetto non significa obbedienza cieca.

Non significa che il figlio debba:

  • approvare la separazione;
  • accettare ogni decisione senza poter parlare;
  • nascondere tristezza, rabbia o paura;
  • subire comportamenti violenti o umilianti;
  • rinunciare a chiedere aiuto;
  • prendere le parti di un genitore;
  • interrompere il rapporto con l’altro;
  • proteggere emotivamente gli adulti.

Il dovere di rispetto deve essere interpretato tenendo conto dell’età e della maturità del figlio.

Può tradursi nel non insultare, non aggredire, rispettare le regole ragionevoli della casa e comunicare in modo civile. Anche i genitori, però, devono rispettare la dignità, la personalità e i sentimenti del figlio.

Deve rispettare le regole delle due abitazioni?

Quando i genitori vivono separatamente, il figlio può trovarsi ad avere abitudini e regole parzialmente differenti nelle due case.

È ragionevole chiedergli di rispettare:

  • gli orari;
  • gli impegni scolastici;
  • le regole sull’uso dei dispositivi;
  • la cura dei propri oggetti;
  • la collaborazione domestica adeguata all’età;
  • gli accordi relativi agli spostamenti.

I genitori dovrebbero però evitare contraddizioni estreme o regole create appositamente per mettere in difficoltà l’altro.

Il figlio non dovrebbe essere costretto a vivere come se appartenesse a due famiglie completamente contrapposte.

Il figlio ha il dovere di frequentare un genitore?

La questione non può essere ridotta a un semplice sì o no.

I provvedimenti sui tempi di permanenza devono essere rispettati e i genitori hanno il dovere di favorire la relazione del figlio con l’altro genitore.

Tuttavia, un rifiuto persistente del figlio non dovrebbe essere ignorato, deriso o punito automaticamente.

Occorre comprenderne le ragioni. Il rifiuto può dipendere, per esempio, da:

  • conflitto di lealtà;
  • influenza di un genitore;
  • difficoltà nel cambiamento di casa;
  • paura;
  • episodi vissuti come traumatici;
  • mancanza di abitudine;
  • rapporto deteriorato;
  • comportamenti realmente pregiudizievoli.

Il figlio deve essere ascoltato e aiutato. Nei casi più delicati può essere necessario l’intervento di professionisti, servizi sociali o autorità giudiziaria.

Il compito di ricostruire una relazione sicura non può essere scaricato interamente sul minore.

Deve contribuire economicamente alla famiglia?

La legge prevede che il figlio contribuisca al mantenimento della famiglia soltanto in relazione:

  • alle sue capacità;
  • alle sue sostanze;
  • al suo reddito;
  • alla convivenza con la famiglia.


Un figlio minorenne che non possiede redditi propri non deve sostenere economicamente la famiglia.

Un figlio convivente che lavora e dispone di entrate può invece essere chiamato a contribuire, in misura proporzionata, alle necessità della casa.

Questo non significa che debba:

  • pagare il mantenimento al posto di un genitore;
  • sostenere le spese legali della separazione;
  • finanziare due abitazioni;
  • rinunciare automaticamente ai propri progetti;
  • compensare l’inadempimento economico dell’altro genitore.

Il contributo deve essere valutato concretamente e non può trasformarsi nello sfruttamento del reddito del figlio.

Quali non sono i doveri del figlio?

Il figlio non ha il dovere di:

  • riconciliare i genitori;
  • convincerli a tornare insieme;
  • risolvere i loro problemi economici;
  • controllare che il mantenimento venga pagato;
  • custodire documenti della separazione;
  • comunicare le spese;
  • scegliere il genitore più meritevole;
  • tenere segreti per conto di un adulto;
  • consolare continuamente un genitore;
  • sostituire un compagno o un terapeuta;
  • prendersi cura dei fratelli oltre ciò che è ragionevole per la sua età;
  • rinunciare ai propri bisogni per ridurre il conflitto.

Chiedere al figlio di assumere stabilmente responsabilità emotive o organizzative proprie degli adulti rischia di invertire i ruoli familiari.

Due case non significano due vite separate

Dopo la separazione, il figlio può avere:

  • due camere;
  • due routine;
  • oggetti distribuiti tra due abitazioni;
  • regole parzialmente differenti;
  • nuovi compagni dei genitori;
  • fratelli acquisiti;
  • calendari più complessi.

Non dovrebbe però essere costretto a nascondere ciò che vive in una casa quando si trova nell’altra.

Deve poter parlare liberamente dei propri affetti senza temere di ferire un genitore.

Voler bene alla madre non è un tradimento verso il padre. Essere felice con il padre non significa amare meno la madre.

Mantenimento e frequentazione sono questioni separate

Il mancato pagamento del mantenimento non dovrebbe essere utilizzato per impedire automaticamente al figlio di incontrare l’altro genitore.

Allo stesso modo, il mancato rispetto dei tempi di frequentazione non elimina l’obbligo economico verso il figlio.

Sono questioni differenti:

  • il mantenimento tutela le necessità economiche del figlio;
  • la frequentazione tutela la sua relazione familiare;
  • eventuali inadempimenti devono essere affrontati attraverso gli strumenti previsti dalla legge.

Il figlio non dovrebbe diventare lo strumento con cui un genitore punisce l’altro.

Quando il rapporto con un genitore può essere limitato?

Il diritto alla relazione con ciascun genitore non è assoluto quando esiste un pericolo per il minore.

Il giudice può stabilire modalità particolari quando la frequentazione può provocare un pregiudizio.

Può, per esempio:

  • modificare i tempi;
  • prevedere incontri protetti;
  • coinvolgere i servizi sociali;
  • imporre prescrizioni;
  • sospendere temporaneamente gli incontri;
  • adottare provvedimenti più restrittivi nei casi gravi.

Il criterio resta sempre l’interesse morale e materiale del figlio.

Un equilibrio tra diritti, doveri e responsabilità

Parlare dei doveri del figlio è corretto, ma non deve servire a colpevolizzarlo.

Il figlio deve rispettare i genitori e, quando possiede mezzi propri ed è convivente, contribuire in modo proporzionato alla famiglia.

I genitori, invece, conservano la responsabilità principale di:

  • proteggerlo;
  • mantenerlo;
  • educarlo;
  • ascoltarlo;
  • garantire continuità affettiva;
  • organizzare gli spostamenti;
  • gestire le comunicazioni;
  • risolvere i conflitti senza coinvolgerlo;
  • favorire il rapporto con l’altro genitore, quando sicuro.

La differenza è fondamentale: al figlio può essere richiesta collaborazione, ma non può essere affidato il compito di gestire la separazione.

Conclusione

Quando i genitori si separano o divorziano, il figlio conserva il diritto alla cura, al mantenimento, all’educazione, all’ascolto e a un rapporto significativo con ciascun genitore e con i rispettivi parenti.

Ha anche il dovere di rispettare i genitori e, quando ne possiede concretamente le possibilità, di contribuire alla famiglia con cui convive.

Non ha invece il dovere di scegliere tra madre e padre, risolvere i loro conflitti, trasmettere comunicazioni o sostenere emotivamente gli adulti.

La relazione di coppia può terminare. La responsabilità dei genitori e i diritti del figlio continuano.

Fonti ufficiali

  • Codice civile, articolo 315-bis – Diritti e doveri del figlio: mantenimento, educazione, istruzione, assistenza morale, diritto all’ascolto, rispetto dei genitori e contributo alla famiglia.
  • Codice civile, articolo 337-ter – Provvedimenti riguardo ai figli: rapporto equilibrato e continuativo con ciascun genitore, cura, educazione, istruzione, assistenza morale e rapporti con i parenti dei due rami familiari.
  • Legge 8 febbraio 2006, n. 54 – Separazione dei genitori e affidamento condiviso: principio della continuità dei rapporti familiari dopo la separazione.
  • Legge 10 dicembre 2012, n. 219 – Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli: introduzione nel Codice civile della disciplina unitaria sui diritti e doveri dei figli.

Questo articolo ha finalità esclusivamente informativa e divulgativa. Non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un altro professionista qualificato. Ogni situazione familiare deve essere valutata individualmente.


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