Sofia maggiorenne studia nella casa di Anna, mentre Marco verifica nella propria abitazione i documenti sul mantenimento, sull’università e sull’autonomia economica della figlia.
Mantenimento

Mantenimento del figlio maggiorenne: quando termina?

Il mantenimento del figlio non termina automaticamente con il compimento dei 18 anni. La maggiore età, infatti, non coincide sempre con una reale indipendenza economica. Studio, formazione, ricerca del lavoro, stabilità delle entrate e impegno personale sono alcuni degli elementi da valutare. In questo articolo vediamo quando il sostegno può continuare, quando può essere ridotto o cessare e perché non è prudente interrompere autonomamente i pagamenti.

Di [email protected] · 03/08/2026 · 4 visualizzazioni

Mantenimento del figlio maggiorenne: fino a quando deve essere pagato?


Il compimento dei 18 anni non determina automaticamente la fine dell’obbligo di mantenimento.

Un figlio maggiorenne può continuare ad avere diritto al sostegno economico dei genitori quando non ha ancora raggiunto un’autonomia economica effettiva. Il giudice deve però valutare le circostanze concrete: età, percorso scolastico o universitario, formazione professionale, possibilità di lavorare e comportamento del figlio.

L’articolo 337-septies del Codice civile stabilisce che il giudice può disporre un assegno periodico in favore dei figli maggiorenni non economicamente indipendenti. Salvo una diversa decisione, l’assegno viene versato direttamente al figlio. �

Normattiva

Il mantenimento termina automaticamente a 18 anni?

No.

La maggiore età attribuisce al figlio la piena capacità di agire, ma non dimostra che abbia già un reddito sufficiente per vivere autonomamente.

Il mantenimento può quindi continuare quando il figlio:

frequenta seriamente la scuola o l’università;

segue un percorso di formazione professionale;

sta svolgendo un tirocinio coerente con la propria preparazione;

cerca concretamente un’occupazione;

percepisce entrate ancora insufficienti o occasionali;

non può ancora sostenere autonomamente le normali esigenze di vita.

Non esiste però un diritto al mantenimento senza limiti di tempo. Con il passare degli anni aumenta l’importanza dell’impegno personale del figlio nel costruire la propria indipendenza.


Che cosa significa autosufficienza economica?

L’autosufficienza economica non coincide necessariamente con il primo guadagno.

Per valutare se il figlio sia realmente indipendente occorre considerare:

stabilità dell’occupazione;

durata del rapporto di lavoro;

livello delle entrate;

adeguatezza rispetto alle normali esigenze di vita;

continuità del reddito;

possibilità concreta di mantenersi senza il sostegno dei genitori.

Un piccolo compenso occasionale, un lavoro estivo o un tirocinio con rimborso spese non comportano necessariamente la fine immediata del mantenimento.

Diversa può essere la situazione di un figlio che abbia un impiego stabile e un reddito adeguato, anche se continua a vivere con uno dei genitori.


Il figlio universitario ha sempre diritto al mantenimento?

Non automaticamente.

L’iscrizione all’università è un elemento importante, ma deve essere accompagnata da un percorso reale e coerente.

Possono essere valutati:

esami sostenuti;

regolarità della frequenza;

risultati raggiunti;

durata complessiva degli studi;

eventuali cambi ripetuti di corso;

compatibilità del percorso con l’età;

presenza di periodi prolungati senza progressi;

attività lavorative svolte parallelamente.

Un ritardo ragionevole non determina necessariamente la perdita del sostegno. Un percorso prolungato senza risultati, senza giustificazioni e senza iniziative alternative può invece assumere un significato diverso.


L’obiettivo del mantenimento è sostenere la crescita e la formazione, non finanziare indefinitamente una situazione di completa inerzia.


E se il figlio svolge un lavoro precario?

Un lavoro a tempo determinato, part-time o discontinuo non conduce sempre alla cessazione dell’assegno.


Occorre verificare se quel reddito permetta realmente al figlio di:

sostenere le proprie spese essenziali;

contribuire stabilmente all’alloggio;

affrontare trasporti e alimentazione;

mantenere una vita dignitosa e autonoma;


programmare il proprio futuro senza dipendere economicamente dai genitori.


Il giudice può valutare l’intero quadro e non soltanto il tipo formale di contratto.

In alcune situazioni può essere richiesta una riduzione dell’assegno anziché la sua completa eliminazione.


Quanto conta la ricerca concreta di un lavoro?

Conta molto, soprattutto quando il figlio ha concluso o abbandonato il proprio percorso di studi.


Il figlio maggiorenne dovrebbe dimostrare di attivarsi seriamente attraverso comportamenti concreti, come:

- preparare e aggiornare il curriculum;

- rispondere alle offerte di lavoro;

- partecipare ai colloqui;

- iscriversi ai servizi per l’impiego;

- seguire corsi utili all’inserimento professionale;

- accettare opportunità ragionevoli;

- valutare occupazioni compatibili con le proprie capacità.


Il diritto al mantenimento non dovrebbe trasformarsi in uno strumento che consente di rifiutare senza ragione ogni possibilità lavorativa nell’attesa dell’impiego ideale.

Allo stesso tempo, non si può pretendere che il figlio accetti qualsiasi lavoro, indipendentemente dalla sua preparazione, dalle condizioni offerte e dalle possibilità concrete del mercato.


Il mantenimento può cessare se manca l’impegno?

Può accadere.


Quando il figlio, pur essendo nelle condizioni di studiare, formarsi o lavorare:

- abbandona ripetutamente i percorsi intrapresi;

- non sostiene esami per lunghi periodi;

- rifiuta opportunità adeguate senza motivazione;

- non cerca un’occupazione;

- non collabora alla propria crescita;

- rimane volontariamente inattivo;


il giudice può valutare se permangano ancora le condizioni per il mantenimento.


Non basta però un giudizio generico come “non si impegna abbastanza”. Servono elementi concreti e documentabili.


Esiste un’età massima?

La legge non stabilisce un’età precisa oltre la quale il mantenimento termina automaticamente.


L’età è però uno degli elementi della valutazione.

Più il figlio cresce, più diventa importante verificare:

- quali risultati abbia raggiunto;

- quanto tempo abbia avuto per formarsi;

- quali possibilità lavorative abbia incontrato;

- come abbia utilizzato le opportunità disponibili;

- se esistano ostacoli oggettivi;

- se la dipendenza economica derivi da circostanze reali oppure da inerzia.


Un figlio di 19 anni appena iscritto all’università non si trova nella stessa situazione di una persona molto più adulta che non abbia studiato, lavorato o cercato concretamente un’occupazione.


Chi deve dimostrare che il figlio è ancora dipendente?

La questione dipende anche dal tipo di procedimento e dalla situazione concreta.


In generale, chi chiede di continuare a ricevere il mantenimento dovrebbe fornire elementi che dimostrino la permanenza della dipendenza economica, per esempio:

- certificato di iscrizione;

- esami sostenuti;

- piano di studi;

- contratto di tirocinio;

- attestazioni formative;

- candidature inviate;

- iscrizione al centro per l’impiego;

- contratti brevi o buste paga;

- spese effettivamente sostenute.


Il genitore che chiede la cessazione può invece documentare, per esempio:

- l’esistenza di un lavoro stabile;

- la disponibilità di un reddito adeguato;

- il completamento degli studi;

- il rifiuto ingiustificato di opportunità concrete;

-una prolungata assenza di impegno.


Il giudice valuta complessivamente il comportamento del figlio e le prove prodotte.


Si può smettere unilateralmente di pagare?

No, non è prudente interrompere autonomamente il pagamento stabilito da un provvedimento giudiziario.


Finché il titolo resta efficace, il genitore obbligato dovrebbe rispettarlo oppure chiedere formalmente la modifica o la revoca dell’assegno.

La semplice convinzione che il figlio sia diventato autonomo non sostituisce una decisione del giudice.


Interrompere unilateralmente i pagamenti può generare:

- richieste di arretrati;

- azioni esecutive;

- nuovi conflitti;

- spese legali;

- possibili conseguenze legate alla violazione degli obblighi economici.


La Corte di Cassazione ha inoltre ricordato, in relazione agli obblighi economici previsti da un titolo giudiziario o da un accordo, che l’omesso pagamento può avere rilievo anche quando riguarda spese destinate al mantenimento dei figli. �


Corte Suprema di Cassazione

Come si chiede la cessazione o la riduzione?

Quando cambiano le condizioni, il genitore interessato può chiedere una revisione del provvedimento.


La richiesta può riguardare:

- cessazione completa del mantenimento;

- riduzione dell’importo;

- versamento diretto al figlio maggiorenne;

- diversa ripartizione delle spese;

- modifica delle modalità di pagamento.


È utile predisporre una documentazione ordinata relativa a:

- studi;

- lavoro;

- redditi;

- tirocini;

- formazione;

- residenza;

- spese sostenute;

- precedenti comunicazioni;

- eventuali rifiuti di opportunità.


L’articolo 337-septies prevede che, salvo una diversa decisione del giudice, l’assegno destinato al figlio maggiorenne venga pagato direttamente a lui. �


Normattiva

Il figlio maggiorenne può ricevere direttamente l’assegno?

Sì.


La regola prevista dal Codice civile è il pagamento diretto al figlio maggiorenne, salvo diversa determinazione del giudice. �


Normattiva

Nella pratica, però, può essere disposto o mantenuto il pagamento al genitore convivente quando quest’ultimo continua a sostenere stabilmente le spese principali del figlio, come:

- abitazione;

- alimentazione;

- utenze;

- trasporti;

- tasse universitarie;

- libri;

- cure mediche;

- altre necessità quotidiane.


Il figlio maggiorenne può avere un interesse personale e diretto nella gestione dell’assegno, ma le modalità concrete devono rispettare quanto stabilito nel provvedimento applicabile.


Il mantenimento comprende anche le spese universitarie?

Dipende dal contenuto dell’accordo o del provvedimento.


Occorre distinguere tra:

- assegno mensile ordinario;

- tasse universitarie;

- libri e materiale;

- trasporto;

- affitto fuori sede;

- mensa;

- computer;

- corsi aggiuntivi;

- viaggi;

- spese sanitarie.


Alcune voci possono essere comprese nell’assegno, altre possono essere considerate extra e ripartite secondo percentuali specifiche.

Prima di sostenere una spesa rilevante è opportuno verificare:

- se occorre il consenso;

- quale percentuale applicare;

- chi anticipa;

- quali documenti conservare;

- quando richiedere il rimborso.


Un figlio che ha raggiunto l’autonomia può chiedere nuovamente il mantenimento?

In linea generale, il raggiungimento di una reale indipendenza economica assume un peso importante.


La perdita successiva del lavoro non comporta automaticamente il ripristino dell’obbligo originario nello stesso modo in cui esisteva prima.

Occorre distinguere tra:

- autonomia soltanto apparente o temporanea;

- breve esperienza lavorativa inadeguata;

- vera indipendenza consolidata;

- successiva disoccupazione;

- malattia o difficoltà sopravvenute.


Anche in questo caso è necessaria una valutazione concreta e non basta applicare una regola automatica.


Il figlio maggiorenne con disabilità segue le stesse regole?

Il Codice civile dedica una tutela specifica ai figli maggiorenni portatori di handicap grave, ai quali si applicano integralmente le disposizioni previste in favore dei figli minori. �


Normattiva

Le esigenze personali, sanitarie, assistenziali ed economiche devono quindi essere valutate con particolare attenzione.


Cosa non dovrebbero fare i genitori

Anche quando il figlio è maggiorenne, sarebbe opportuno evitare di:

- utilizzarlo come intermediario;

- chiedergli di schierarsi;

- discutere davanti a lui di ogni pagamento;

- descrivere l’altro genitore come irresponsabile;

- minacciare di interrompere il sostegno;

- controllare in modo invasivo ogni sua scelta;

- confondere l’aiuto economico con il controllo personale;

- ignorare completamente il suo comportamento e il suo impegno.


Il passaggio all’età adulta richiede equilibrio: sostegno, responsabilità e progressiva autonomia.


Come può aiutare CoParentManager

Una gestione digitale ordinata può aiutare i genitori a conservare:

- ricevute delle tasse universitarie;

- documenti scolastici;

- contratti di tirocinio;

- prove dei pagamenti;

- comunicazioni;

- spese ricorrenti;

- percentuali concordate;

- storico delle richieste;

-documenti utili al professionista.


L’app non stabilisce se il mantenimento debba cessare, ma permette di organizzare le informazioni necessarie per comunicare meglio e valutare la situazione con un professionista.


Conclusione

Il mantenimento del figlio maggiorenne non termina automaticamente a 18 anni.


Non continua però nemmeno senza limiti.


La valutazione deve considerare:

- reale indipendenza economica;

- percorso di studi;

- formazione;

- ricerca del lavoro;

- stabilità delle entrate;

- età;

- opportunità ricevute;

- comportamento concreto del figlio;

- condizioni personali e familiari.


La regola più prudente è:

Il genitore non dovrebbe interrompere autonomamente il pagamento, ma chiedere una revisione formale quando ritiene che le condizioni siano cambiate.


Il sostegno economico dovrebbe accompagnare il figlio verso l’autonomia, non sostituirsi indefinitamente alla sua responsabilità personale.


Fonti ufficiali

Codice civile, articolo 337-septies, relativo al mantenimento dei figli maggiorenni non economicamente indipendenti e al pagamento diretto dell’assegno. �


Normattiva

Corte Suprema di Cassazione, sezione dedicata alla materia familiare e ai procedimenti riguardanti i figli maggiorenni non autosufficienti. �


Corte Suprema di Cassazione +1

Corte Suprema di Cassazione, sentenza penale n. 19715/2025, sugli obblighi economici previsti in favore dei figli da un titolo giudiziario o da un accordo. �


Corte Suprema di Cassazione

Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Non sostituisce la consulenza di un avvocato e non permette di stabilire automaticamente se, in un caso concreto, il mantenimento debba proseguire, essere ridotto oppure cessare.


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